EUDR: regolamento ‘deforestazione’ alla prova di fine anno

Il Regolamento europeo contro la deforestazione – l’EUDR – vieta di immettere sul mercato dell’Unione una serie di prodotti se legati al disboscamento di foreste. Dopo una serie di rinvii, l’obbligo arriva: dal 30 dicembre 2026 per le imprese medie e grandi, dal 30 giugno 2027 per le micro e piccole. Riguarda bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno, con i loro derivati – carta compresa – e tocca quindi molte filiere del made in Italy: l’arredo per il legno, il cioccolato per il cacao, la pelletteria per i bovini.

Cosa chiede alle imprese
La logica è quella della dovuta diligenza. Chi immette sul mercato o esporta questi prodotti deve dimostrare che non provengono da terreni disboscati dopo il 31 dicembre 2020 e che sono conformi alle leggi del Paese d’origine. Serve la geolocalizzazione dei terreni di produzione e una dichiarazione di dovuta diligenza, con tracciabilità fino all’appezzamento. È un obbligo di prova documentale: non basta la buona fede del fornitore, serve il dato verificabile.

La diligenza si articola in tre passaggi: raccolta delle informazioni sul prodotto e sulla sua origine, valutazione del rischio, eventuali misure per ridurlo. La dichiarazione va registrata nel sistema informativo europeo dedicato, che rilascia un numero di riferimento da trasmettere lungo la filiera. L’intensità dei controlli dipende anche dal Paese di provenienza, che la Commissione classifica a rischio basso, standard o alto: per i Paesi a basso rischio è prevista una diligenza semplificata, per quelli ad alto rischio verifiche più frequenti.

Rinvii e le semplificazioni
La data di applicazione è stata spostata più volte. L’avvio, inizialmente previsto per la fine del 2024, è slittato di dodici mesi con un regolamento di modifica, portando l’obbligo alle scadenze attuali. Sono arrivate anche semplificazioni: i piccoli operatori a monte della filiera possono presentare un’unica dichiarazione semplificata invece della diligenza completa, e gli operatori a valle hanno obblighi ridotti, potendo in parte riutilizzare i riferimenti di diligenza già prodotti a monte. Allo stato attuale le date risultano ferme e la Commissione ha escluso ulteriori slittamenti, ma la materia si è mossa spesso: vale la pena verificarla fino all’ultimo.

Le semplificazioni non toccano però il cuore dell’obbligo. Il divieto resta lo stesso, il riferimento temporale del 31 dicembre 2020 anche, e così le sanzioni previste: ammende fino al 4% del fatturato annuo realizzato nell’Unione, confisca dei prodotti e dei relativi ricavi, esclusione temporanea da appalti e finanziamenti pubblici. La flessibilità riguarda la forma degli adempimenti, non la sostanza.

Come si prepara una PMI
L’Italia è particolarmente esposta: è tra i grandi trasformatori europei di caffè e cacao, ha una filiera conciaria e del mobile di primo piano, importa legno, gomma e soia per l’industria e la zootecnia. Un primo controllo utile è sui codici doganali: l’allegato del regolamento elenca i prodotti coperti per codice, e alcuni casi – come i prodotti ottenuti interamente da materiale riciclato – ne restano esclusi. Poi i contratti: chiedere ai fornitori, per iscritto, dati di geolocalizzazione e prove di legalità, con tempi di consegna compatibili con la scadenza. Per una piccola impresa esposta a una di queste filiere il lavoro parte dalla mappatura: capire quali prodotti e quali fornitori ricadono nell’ambito, e iniziare a raccogliere da loro geolocalizzazione e prove di legalità. Anche chi sta a valle – il laboratorio di pelletteria, l’azienda dolciaria, il mobilificio – è coinvolto come operatore, pur con obblighi più leggeri, e ha bisogno che i riferimenti di diligenza arrivino dalla parte alta della filiera. Con il 30 dicembre a poco più di due mesi, muoversi ora è la differenza tra adeguarsi con ordine e rincorrere. Sul piano ESG l’EUDR entra nella stessa logica di governance della catena di fornitura che già governa rendicontazione e dovere di diligenza: chi si fa trovare pronto conserva l’accesso al mercato europeo, chi arriva tardi rischia di restarne fuori.

Fonti

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