COP31 di Antalya (9-20 novembre): la conferenza “dell’attuazione”

Dal 9 al 20 novembre 2026 Antalya ospita la COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si presenta come quella «dell’attuazione»: non più nuovi annunci, ma la prova che gli impegni presi a Belém l’anno scorso – alla COP30 – siano davvero mantenibili. Una nota utile a inquadrarla: la presidenza è divisa. La Turchia ospita i lavori, ma a presiedere i negoziati è l’Australia. Dopo la conferenza intermedia di Bonn, che aveva preparato il terreno, è il momento in cui le promesse vanno messe alla prova.

Da Belém all’attuazione
La COP30 di Belém, nel 2025, aveva chiuso con alcuni risultati concreti: l’impegno a triplicare la finanza per l’adattamento, un meccanismo per la transizione giusta e una tabella di marcia per fermare e invertire la deforestazione entro il 2030. Era rimasto fuori, invece, un linguaggio condiviso sull’uscita dai combustibili fossili. Antalya eredita questo pacchetto e il compito di trasformarlo in fatti, con strumenti come la «Missione di Belém per 1,5°C» e una verifica aggiornata del divario fra gli impegni nazionali e ciò che servirebbe per contenere il riscaldamento.

Gli strumenti messi in campo per il passaggio sono diversi. La Missione di Belém è un’iniziativa condivisa dalle presidenze di COP29, COP30 e COP31, chiamata a individuare ostacoli e soluzioni per tenere a portata l’obiettivo di 1,5°C. L’acceleratore per l’attuazione, avviato dalle presidenze brasiliana e turca, punta ad aiutare i Paesi a tradurre in misure concrete i propri NDC e piani di adattamento. Sulla finanza, l’impegno a triplicare le risorse per l’adattamento dovrà trovare coperture credibili: è uno dei punti su cui i Paesi in via di sviluppo misureranno la riuscita della conferenza. Il vertice dei leader, l’11 e 12 novembre, darà il segnale politico; il lavoro tecnico si giocherà nelle due settimane di negoziato.

I nodi: ambizione e contesto
l problema di fondo resta l’ambizione. Anche nella loro versione aggiornata, i piani climatici nazionali – gli NDC – non bastano a tenere la traiettoria entro 1,5°C: è un divario globale, non il difetto di un singolo Paese. A questo si aggiunge l’attenzione sul contesto in cui la conferenza si tiene, con interrogativi sullo spazio lasciato alla società civile; va però letto insieme al fatto che la conduzione dei negoziati è affidata alla presidenza australiana. Il metro con cui giudicare Antalya, in ogni caso, non sarà la retorica ma quanto dei pacchetti di Belém troverà attuazione.

Resta aperta anche la questione dei combustibili fossili. Il Brasile ha continuato a lavorare, dopo Belém, per riportare al tavolo una tabella di marcia condivisa sull’uscita dalle fonti fossili: se ad Antalya se ne parlerà in termini operativi, sarà uno dei test più significativi della conferenza.

Perché riguarda anche le imprese
Una conferenza negoziale sembra lontana dal bilancio di un’azienda, ma è il punto di partenza della catena. Il livello di ambizione degli NDC orienta le politiche nazionali e, a cascata, le regole con cui le imprese fanno i conti: mercato del carbonio, dazi ambientali come il CBAM, obblighi di rendicontazione. La finanza per l’adattamento e la transizione giusta toccano le filiere; la tabella di marcia sulle foreste si lega direttamente ai nuovi obblighi sulla deforestazione. Per chi fa impresa, insomma, gli esiti di una COP sono il monte da cui scendono, mesi o anni dopo, le norme da applicare. Vale la pena seguirla non come un evento diplomatico, ma come l’anticipo del contesto regolatorio che verrà.

C’è anche un riflesso più diretto. L’adattamento entra sempre di più nella gestione del rischio d’impresa, dai piani di continuità operativa alle valutazioni degli assicuratori, e gli standard di rendicontazione chiedono già di descrivere l’esposizione ai rischi climatici fisici: una COP che rafforza l’agenda sull’adattamento rende il tema meno facoltativo. Allo stesso modo, gli impegni sulla transizione giusta parlano di occupazione e riqualificazione nei settori ad alta intensità di carbonio, un capitolo che riguarda da vicino le filiere industriali e chi vi lavora.

Fonti

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