Biometano, agrivoltaico e CACER: le nuove regole GSE ridisegnano i tempi del PNRR

Oltre 4 miliardi di contributi, tre filiere energetiche, una scadenza unica al 30 giugno 2026. Le Regole Operative pubblicate dal GSE il 30 marzo cambiano le carte in tavola: conta firmare i contratti, non finire i cantieri. Flessibilità necessaria o maquillage contabile?

Chi segue la transizione energetica italiana ha imparato a convivere con un paradosso: i soldi ci sono, le tecnologie pure, ma i cantieri non partono. Il 30 marzo 2026 il Gestore dei Servizi Energetici ha pubblicato le nuove Regole Operative per i tre programmi di sovvenzione PNRR che dovrebbero sbloccare la situazione – biometano, agrivoltaico e comunità energetiche rinnovabili (CACER). Si tratta dell’attuazione dell’articolo 27 del Decreto Legge 19/2026, il cosiddetto DL PNRR, che recepisce la sesta revisione del Piano approvata dalla Commissione europea in sede ECOFIN a novembre 2025. Il valore complessivo supera i 4 miliardi di euro. Le aspettative sono alte. I margini temporali, però, sono strettissimi.

Il cambio di paradigma: firmare, non costruire
La novità più rilevante è tecnica nella forma e politica nella sostanza. La scadenza del 30 giugno 2026 non indica più il termine per la comunicazione di fine lavori degli impianti. Indica il termine entro cui il GSE dovrà stipulare gli accordi di concessione con i soggetti beneficiari. Per l’entrata in esercizio effettiva, i beneficiari avranno 24 mesi dalla data di comunicazione dell’accordo, con un termine ultimo fissato al 31 dicembre 2027 per le CACER.

Dunque il PNRR conterà i contratti firmati, non gli impianti in funzione. La milestone europea viene soddisfatta con la somma degli importi oggetto delle concessioni. È una mossa necessaria – senza questo slittamento, nessuna delle tre filiere avrebbe raggiunto il target entro giugno – ma sarebbe ingenuo non leggerla anche per quello che è: un’operazione di flessibilità contabile costruita per evitare la perdita della decima e ultima tranche di pagamenti del Piano.

Tre facility, tre logiche diverse
La facility Biometano è la più dotata: 2,236 miliardi di euro per circa 550 interventi tra nuovi impianti di produzione e riconversioni di impianti biogas esistenti. L’incentivo è duplice – contributo in conto capitale fino al 40% delle spese ammissibili e tariffa incentivante per 15 anni sulla produzione netta immessa in rete. Le regole insistono molto sulla tracciabilità delle biomasse: sottoprodotti e rifiuti organici usati nella digestione anaerobica devono essere documentati lungo l’intera filiera. Il GSE eroga solo se l’intero ciclo di vita del biometano dimostra una riduzione significativa delle emissioni rispetto ai fossili equivalenti. I lavori devono partire entro tre mesi dal perfezionamento dell’Accordo di Concessione; in caso contrario serve una garanzia pari al 5% del costo di investimento, pena la decadenza.

L’agrivoltaico dispone di 1,099 miliardi. L’obiettivo dichiarato è coniugare produzione solare e attività agricole senza sottrarre terreno alle colture, e le Regole Operative distinguono esplicitamente tra impianti “a terra” e sistemi “avanzati” – solo i secondi accedono agli incentivi. Beneficiari: imprenditori agricoli, loro aggregazioni, associazioni temporanee di imprese che includano almeno un imprenditore agricolo. L’accesso passa per registri o aste gestite dal GSE, e il monitoraggio dell’avanzamento fisico dei progetti avviene tramite il sistema GAUDÌ di Terna, che verifica la conformità al progetto as-built. E poi ci sono le CACER – le Comunità Energetiche Rinnovabili e i Gruppi di autoconsumatori – dove il discorso si fa amaro.

Il caso CACER: la ferita aperta
Nel 2021 il Governo aveva destinato 2,2 miliardi alle CER. Con la sesta revisione del PNRR, la dotazione è crollata a 795,5 milioni – un taglio del 64%, annunciato il 21 novembre 2025 tramite un post su LinkedIn del presidente del GSE Paolo Arrigoni, a dieci giorni dalla chiusura del bando. Le richieste già presentate superavano il miliardo. Il MASE ha parlato di «riallineamento responsabile», spiegando che i fondi originari erano stati calcolati su un meccanismo di prestiti al 100%, poi trasformato dal Decreto CACER del 2024 in contributi a fondo perduto con tetto al 40%. I conti, dice il Ministero, andavano rifatti.

Il settore la racconta in modo diverso. Giovanni Montagnani, presidente della CER Vergante Rinnovabile, ha sintetizzato bene: le regole sono cambiate a partita finita, bruciando i business plan di migliaia di imprese. Progetti già avviati, costi di progettazione già sostenuti, istituti di credito che non considerano né il Ritiro Dedicato né la tariffa CER come flussi stabili per concedere finanziamenti. Le nuove Regole Operative del DL PNRR 2026 non sanano la frattura, ma offrono almeno una cornice procedurale più chiara: le domande presentate entro il 30 novembre 2025 vengono sottoposte a istruttoria, i progetti idonei ma privi di copertura restano in graduatoria per eventuali scorrimenti. Contributi in conto capitale fino al 40%, impianti di nuova costruzione fino a 1 MW, comuni sotto i 50.000 abitanti. È una parziale riapertura, dentro un perimetro molto più stretto di quello originario.

DNSH e obblighi trasversali
Su tutte e tre le facility pesa il principio Do No Significant Harm, vincolante per qualsiasi investimento finanziato dal PNRR. Sono esclusi dall’accesso ai fondi i progetti connessi ai combustibili fossili, le discariche, gli impianti con emissioni superiori ai parametri di riferimento UE.

Le misure agrivoltaiche rientrano nel campo di intervento 029 (energia solare), il biometano nel 030-bis, entrambi con coefficiente di sostegno climatico del 100%.
Il GSE vigila anche sul divieto di doppio finanziamentonessuna cumulabilità con altri strumenti europei sugli stessi costi ammissibili – e garantisce il trattamento dei dati personali dei richiedenti in conformità al GDPR. Le anticipazioni sono possibili fino al 30% del contributo, previa fideiussione, con quote intermedie per impianti sopra i 200 kW.

Ventiquattro mesi per la prova dei fatti
La transizione energetica italiana si gioca sui tempi burocratici almeno quanto sulla tecnologia. Queste Regole Operative lo confermano: il GSE ha riscritto le scadenze perché quelle precedenti erano irrealistiche. Restano ferme, per quanto compatibili, le regole approvate con Decreto Dipartimentale MASE n. 251 del 31 maggio 2024, che continuano ad applicarsi nelle parti non modificate. Il quadro normativo si stratifica invece di semplificarsi.
Il vero banco di prova saranno i 24 mesi successivi alla firma degli accordi. Se i cantieri partiranno davvero, se la tracciabilità delle biomasse funzionerà, se le comunità energetiche riusciranno a costruire impianti con un terzo delle risorse previste – allora queste regole avranno avuto senso. Se invece il 31 dicembre 2027 arriverà con una nuova ondata di proroghe e rimodulazioni, sarà difficile sostenere che il problema fosse solo una questione di scadenze.

Riferimenti normativi:

D.L. 19 febbraio 2026, n. 19 (DL PNRR), art. 27
Regole Operative GSE – Facility Biometano, Agrivoltaico, CACER (30 marzo 2026)
Decreto Dipartimentale MASE n. 251 del 31 maggio 2024
Decreto CACER – D.M. 24 gennaio 2024
Revisione PNRR – Decisione ECOFIN novembre 2025

Condividi questo post sui social

Torna in alto