L’acqua non si quota in borsa come il greggio, eppure sta diventando il fattore che decide la tenuta di interi settori produttivi. Cinque dei primi dieci rischi globali per le imprese sono legati all’acqua. È il dato con cui la Commissione europea apre la Strategia per la resilienza idrica, presentata il 4 giugno 2025: un documento che sposta la questione dell’acqua dal capitolo ambientale a quello della sicurezza economica. Per chi produce, la scarsità idrica smette di essere un tema stagionale e diventa una voce di rischio da mettere in bilancio.
Un divario che si allarga
I numeri spiegano l’urgenza. Entro il 2030 la domanda globale di acqua supererà del 40% le risorse disponibili. In Europa il problema non è solo il clima ma anche l’infrastruttura: le perdite delle reti di distribuzione oscillano fra l’8% e il 57% a seconda del Paese, con quote di acqua potabile che si disperdono prima di arrivare all’utenza. A questo si aggiunge la pressione dell’inquinamento: la Commissione stima tra i 52 e gli 84 miliardi di euro all’anno i costi sanitari legati alle sole PFAS, gli inquinanti persistenti che si accumulano nelle acque europee.
La domanda è concentrata dove si produce valore. L’agricoltura assorbe il 51% dei prelievi idrici nell’Unione, il settore energetico il 17%: irrigazione e raffreddamento degli impianti sono i due grandi consumatori, ed entrambi entrano in competizione con l’uso civile nelle stagioni secche. Quando l’acqua manca, non si ferma soltanto un campo: si ferma una filiera.
La risposta europea: efficienza prima di tutto
La Strategia per la resilienza idrica fissa tre obiettivi: ripristinare il ciclo dell’acqua, costruire un’economia intelligente sul piano idrico, garantire acqua pulita e accessibile a tutti. Il target misurabile è un miglioramento dell’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030, governato dal principio Water Efficiency First: prima si riducono consumi e perdite, poi si pensa a nuovi prelievi. Un ordine di priorità che ribalta la logica infrastrutturale tradizionale.
La strategia si articola su cinque pilastri: governance e attuazione, investimenti pubblico-privati, digitalizzazione e intelligenza artificiale, ricerca e innovazione, sicurezza e preparazione. Non è un elenco di intenzioni: la misurazione intelligente delle reti serve a intercettare le perdite, attualmente il primo spreco da aggredire, mentre un forum biennale sulla resilienza idrica, attivo da dicembre 2025, dovrà tenere insieme gli attori pubblici e privati e verificare l’avanzamento. La governance, non la tecnologia, è il vero collo di bottiglia.
Sul fronte industriale l’Europa parte da una posizione di forza. Il settore idrico europeo vale, al 2022, 111,7 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa 1,6 milioni di persone, e il continente detiene il 40% dei brevetti mondiali nelle tecnologie per l’acqua. La strategia punta a trasformare questo primato tecnologico in leva economica, con investimenti pubblico-privati, digitalizzazione e intelligenza artificiale applicata alla gestione delle reti. È qui che la provocazione del confronto con il petrolio trova un fondo di verità: non nel prezzo, ma nel peso strategico.
Implicazioni ESG
Per l’impresa l’acqua entra ormai nella valutazione dei rischi al pari dell’energia. Lo standard ESRS E3, dedicato alle risorse idriche e marine, chiede di misurare prelievi, consumi e scarichi e di valutare l’esposizione dei siti produttivi allo stress idrico: un’azienda con stabilimenti in aree a elevata scarsità ha un profilo di rischio diverso, e i mercati finanziari cominciano a leggerlo. La doppia materialità qui è evidente: l’impresa incide sulla risorsa e insieme dipende dalla sua disponibilità.
Il passaggio operativo è dalla conformità alla resilienza. Mappare la dipendenza idrica della propria catena del valore, ridurre i consumi di processo, prevedere fonti alternative e riuso sono misure che un tempo rientravano nella responsabilità ambientale e oggi rientrano nella continuità operativa. Chi tratta l’acqua come un costo fisso illimitato scoprirà che non lo è più; chi la tratta come una risorsa strategica scarsa avrà, nel prossimo decennio, un vantaggio competitivo misurabile.
Fonti
- Commissione europea, Strategia europea per la resilienza idrica, presentata il 4 giugno 2025
- Commissione europea, Comunicazione COM(2025) 280 – Strategia europea per la resilienza idrica, 4 giugno 2025