Infortuni sul lavoro, calano i morti ma crescono denunce e malattie professionali

I dati provvisori INAIL relativi al primo trimestre 2026 raccontano due movimenti opposti. Le denunce di infortuni mortali sono scese a 189 contro le 205 dell’analogo periodo 2025 (–7,8%). Nello stesso intervallo le denunce di infortunio nel complesso sono salite a 123.203 (+5,3%), e le malattie professionali denunciate hanno toccato quota 28.487 (+16,7%). Il dato favorevole sulla mortalità convive con una pressione crescente sul fronte degli infortuni e su quello, di lungo periodo, della patologia occupazionale.

Sui 189 morti registrati tra gennaio e marzo 2026, 136 si sono verificati in occasione di lavoro e 53 in itinere, ovvero nel tragitto casa-lavoro. Lo scorporo per modalità conferma la tendenza generale: nella prima componente le denunce totali di infortunio crescono del 4,4% mentre i decessi calano del 6,8%; nella seconda l’aumento delle denunce è ancora più marcato (+9,6%) e i casi mortali scendono del 10,2%.

Il quadro che ne emerge è coerente: meno eventi fatali, più eventi denunciati. Resta da capire quanto pesi il miglioramento della prevenzione e quanto invece l’emersione di episodi che in passato non sarebbero arrivati alla denuncia.

L’altra faccia: infortuni totali e malattie professionali
Il dato che incide di più sul medio periodo è quello sulle malattie professionali. Le 28.487 denunce del primo trimestre segnano un balzo del 16,7% in un anno – la variazione più alta tra le serie pubblicate. È un terreno tecnicamente diverso da quello degli infortuni acuti: parla di esposizioni protratte, di latenze lunghe, di diagnosi che arrivano spesso con anni di ritardo rispetto al fatto generatore.

Storicamente le malattie professionali sono state sottodenunciate. La crescita registrata può riflettere un’effettiva intensificazione del fenomeno, un miglioramento della capacità di riconoscimento clinico e medico-legale, o entrambe le cose. Resta che il segnale costringe a guardare oltre il dato sulla mortalità: misura l’evento estremo, non l’intero spettro del rischio occupazionale.

I numeri INAIL del primo trimestre sono provvisori e l’istituto stesso li presenta come tali. I dati si consolidano nei mesi successivi, quando entrano in archivio le denunce tardive e si chiudono le verifiche istruttorie sui singoli casi. Tradurre una variazione trimestrale in tendenza strutturale richiede prudenza: bastano poche denunce in ingresso per modificare le percentuali su volumi contenuti.

Resta fermo il riferimento normativo. Il D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro alla valutazione dei rischi, alla formazione, alla sorveglianza sanitaria, all’aggiornamento del DVR. Sui numeri INAIL si misura, a posteriori, quanto di quell’impianto preventivo abbia tenuto.

Implicazioni ESG: dalla rendicontazione alla strategia
Per le imprese tenute al reporting di sostenibilità, salute e sicurezza sul lavoro è materia rendicontabile a pieno titolo. Gli standard ESRS – in particolare S1 sulla forza lavoro propria – chiedono di rendicontare infortuni, decessi, malattie professionali, ore di formazione, azioni di prevenzione. Quel +16,7% sulle malattie professionali è il tipo di segnale che un’analisi di doppia materialità è chiamata a intercettare presto, prima che si traduca in contenziosi e oneri assicurativi crescenti, con il danno reputazionale che ne consegue.

La sicurezza sul lavoro non è una voce di costo separata dalla strategia industriale. È il punto in cui governance e cultura organizzativa si misurano sui numeri.

Fonti
ANSA, “Inail, nel primo trimestre 189 denunce di infortuni mortali, –7,8% annuo”, 4 maggio 2026
INAIL – Open Data e Osservatorio Statistico Infortuni e Malattie Professionali
D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 – Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
ESRS S1 – Forza lavoro propria, standard europei di rendicontazione di sostenibilità (CSRD)

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