Sull’economia circolare l’Italia non insegue: guida. Nel 2023 il tasso di utilizzo di materiali circolari ha toccato il 20,8%, quasi il doppio della media europea e davanti a Germania, Francia e Spagna. È il dato che rovescia la narrazione abituale della transizione ecologica come costo: qui la circolarità è già un vantaggio competitivo acquisito, e la partita che si apre nel 2026 è trasformarlo in valore di mercato.
Il primato italiano ha numeri da bilancio
A misurare il vantaggio in termini industriali è il report Economia circolare: una leva per la competitività delle imprese, pubblicato da Cassa Depositi e Prestiti a dicembre 2024. Il settore manifatturiero italiano ha risparmiato 16 miliardi di euro nel 2024 grazie a un uso più efficiente dei materiali, con un potenziale che sale a 119 miliardi entro il 2030 se gli investimenti vengono sostenuti. L’Italia ricicla quasi il 68% dei rifiuti, il tasso più alto dell’Unione, ed è seconda in Europa per brevetti legati alla circolarità: oltre la metà arriva dalle PMI, che presidiano ecodesign, riciclo avanzato e recupero dei materiali.
Il dato che parla ai direttori finanziari è un altro. Le imprese circolari mostrano tassi di insolvenza più bassi delle concorrenti tradizionali – oltre 200 punti base in meno tra le PMI – e diventano quindi più solide di fronte alle banche. È la conferma pratica di ciò che la Ellen MacArthur Foundation argomenta da anni: chi adotta modelli circolari riduce i costi di produzione, apre nuovi ricavi e migliora il proprio profilo di rischio agli occhi di chi eroga capitale.
Il mercato che ancora manca
Il vantaggio competitivo non basta a sé stesso: senza un mercato dove far circolare i materiali recuperati, resta potenziale inespresso. È il vuoto che la Commissione europea punta a colmare con il Circular Economy Act, la cui consultazione è stata aperta ad agosto 2025 e la cui adozione è prevista nel 2026. L’obiettivo dichiarato è costruire un mercato unico delle materie prime secondarie: far muovere i materiali riciclati fra i paesi membri, aumentarne l’offerta di qualità e stimolarne la domanda.
L’inquadramento non è ambientale ma di competitività e sicurezza economica. L’Act rientra nel Competitiveness Compass, con l’ambizione di fare dell’Unione il leader mondiale della circolarità entro il 2030 e di raddoppiare il tasso di circolarità europeo dall’attuale 12% circa al 24%. Recuperare materie prime critiche dai rifiuti significa ridurre la dipendenza dalle importazioni: un tema di bilancia commerciale prima ancora che di sostenibilità.
Il potenziale ancora da sfruttare
Il primato non va confuso con il traguardo. Nel 2024 il 42% delle imprese italiane aveva adottato strategie circolari, un altro 22% dichiarava di volerlo fare: numeri alti, ma la stessa CDP avverte che rappresentano appena il 15% del potenziale stimato al 2030. Il divario fra chi ne parla e chi la pratica resta ampio, e si concentra sugli investimenti privati, dove l’Italia sconta un ritardo. Il vantaggio acquisito, in altre parole, non è una rendita: va difeso con capitale e politiche coerenti.
Implicazioni ESG
Per l’impresa la circolarità è ormai materia di rendicontazione, non di comunicazione. Lo standard ESRS E5 – dedicato all’uso delle risorse e all’economia circolare – chiede di misurare flussi di materiali in entrata e in uscita, quote di materiale riciclato, durata e riciclabilità dei prodotti. La tassonomia europea lega l’accesso alla finanza sostenibile a criteri circolari, e il Circular Economy Act aggiungerà probabilmente obblighi su contenuto riciclato e progettazione dei prodotti.
La convergenza è netta: gli stessi parametri che rendono un’impresa più efficiente sui costi la rendono anche conforme e finanziabile. Chi ha già investito in ecodesign, recupero e materie prime seconde si trova avanti su due fronti insieme – il conto economico e il bilancio di sostenibilità. Per il tessuto manifatturiero italiano, storicamente povero di materie prime e ricco di saper fare, la circolarità non è un adempimento ambientale: è la forma che prende la competitività.
Fonti
- Commissione europea – Direzione generale Ambiente, Circular economy, strategia e Circular Economy Act (consultazione 2025, adozione prevista 2026) –
- ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, 16 mld di euro risparmiati: economia circolare la chiave per la competitività aziendale, 28 febbraio 2025 (su dati report CDP, dicembre 2024)