La revisione degli standard europei di rendicontazione della sostenibilità, entrata nel vivo con il pacchetto Omnibus e la Direttiva (UE) 2026/470, ha alleggerito gli obblighi – oltre il 60% di dati obbligatori in meno – e soprattutto ne ha ristretto il perimetro. Ne abbiamo scritto quando gli standard rivisti sono stati adottati. Per la maggior parte delle piccole e medie imprese italiane il risultato pratico è che l’obbligo di rendicontare non c’è più. Restano però le richieste di dati: banche, clienti di grandi dimensioni e investitori continuano a chiederli lungo la catena di fornitura. Il problema concreto di una PMI, oggi, è come gestire quelle richieste ora che la legge non la obbliga.
Le soglie riviste spostano l’asticella verso l’alto. L’obbligo di rendicontazione previsto dalla CSRD si applica ora alle imprese con più di mille dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi netti, dove prima bastavano 250 dipendenti e 40 milioni. Secondo le stime della Commissione europea il numero di aziende obbligate cala di circa l’80%, e la quasi totalità delle PMI italiane esce dal perimetro diretto.
Uscire dall’obbligo non vuol dire smettere di ricevere richieste. Le imprese di grandi dimensioni, ancora tenute a rendicontare, hanno bisogno di dati dai propri fornitori per completare la loro informativa; le banche li chiedono per valutare il rischio di credito. È il cosiddetto effetto cascata: l’onere si trasferisce lungo la filiera anche a chi la legge non obbliga. Per una piccola impresa che fornisce un gruppo soggetto alla CSRD, la richiesta arriva comunque.
Lo scudo: il VSME e il tetto alle richieste
Contro questo travaso il legislatore europeo ha previsto una protezione precisa. Il value chain cap stabilisce che un’impresa obbligata non può chiedere ai partner della propria catena con meno di mille dipendenti più informazioni di quante ne preveda lo standard volontario per le PMI. Quel tetto ha un nome e un contenuto: il VSME, il Voluntary Sustainability Reporting Standard elaborato dall’EFRAG su mandato della Commissione e presentato come raccomandazione nel 2025.
Il VSME è costruito su due moduli – uno base e uno più esteso – con un insieme limitato di informazioni allineato alla logica degli ESRS ma alleggerito degli oneri della rendicontazione obbligatoria. Resta interamente volontario: nessuna PMI è tenuta ad adottarlo. La sua utilità è doppia. Offre un formato riconosciuto per rispondere alle richieste in modo proporzionato e, proprio perché è il riferimento del value chain cap, segna il limite oltre il quale una piccola impresa può legittimamente non spingersi.
Cosa può fare una PMI da subito
Prepararsi conviene anche a chi non è obbligato, perché la richiesta prima o poi arriva ed è meglio farsi trovare pronti che rincorrere. I dati di partenza sono quelli che una piccola impresa in buona parte già possiede: consumi di energia e relative fonti, emissioni dirette e quelle legate all’energia acquistata, numero di dipendenti e principali indicatori sul lavoro, produzione di rifiuti, uso dell’acqua dove rilevante. Metterli in ordine una volta, secondo la struttura del modulo base del VSME, evita di ricostruirli a ogni richiesta.
Un esempio aiuta a fissare il metodo – è un caso illustrativo, non un’azienda reale. Una PMI di quaranta dipendenti che fornisce componenti a un gruppo industriale soggetto alla CSRD riceve dal cliente un questionario ESG. Senza uno schema, ogni cliente porterebbe un modulo diverso da compilare da capo. Compilando invece una volta il modulo base del VSME, la stessa impresa ha una risposta da riutilizzare e un riferimento con cui declinare le richieste che eccedono lo standard.
Tre mosse concrete, allora: raccogliere e centralizzare i dati di base già disponibili; adottare il modulo base del VSME come formato di risposta; conoscere il value chain cap per sapere cosa si è tenuti a fornire e cosa si può declinare. Dopo l’Omnibus, per una piccola impresa la spinta a rendicontare viene soprattutto dai clienti e dalle banche più che dalla legge: prepararsi a rispondere in modo ordinato conta per restare nella filiera e per l’accesso al credito.
Fonti
- Assolombarda, Comunicazione sulla sostenibilità: nuove regole (sintesi della Direttiva UE 2026/470 e delle soglie)
- EFRAG, Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs (VSME), 2024-2025